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Alessandro Sala
Il Waldrappteam capofila del progetto europeo per la reintroduzione dell'iconico volatile contro l'allargamento delle maglie sull'attività venatoria in Italia. E la Lipu: «A rischio anche le specie che la Ue aveva chiesto di salvaguardare»
Domenica in Italia riaprirà ufficialmente la stagione venatoria (molte Regioni hanno già concesso delle pre-aperture) e c'è grande preoccupazione nel mondo ambientalista per quanto potrà accadere in particolare all'avifauna. La maggioranza di governo nei giorni scorsi ha approvato il Ddl Montagna, dove è stato infilato un emendamento per consentire la caccia anche in prossimità dei valichi montani. E altre norme oggetto di un ddl di riforma complessiva della caccia, attualmente al vaglio al Senato, porteranno ad un allentamento degli attuali vincoli su calendari, specie prelevabili e utilizzo di richiami vivi. Nulla di tutto questo sarà in vigore già domenica - anche la caccia nei valichi sarà libera 15 giorni dopo la pubblicazione della nuova in Gazzetta Ufficiale, prevista nei prossimi giorni - ma lo scenario preoccupa le associazioni che si occupano di volatili.
Un allarme viene lanciato dal Waldrappteam, capofila del progetto europeo Life per la reintroduzione dell'Ibis eremita, una specie iconica che si era praticamente estinta in Europa e che da qualche anno è oggetto di un articolato piano di reintroduzione che coinvolge diversi partner di diversi Paesi europei. Gli ibis nati in cattività vengono reintrodotti in natura grazie anche a migrazioni accompagnate attraverso veicoli ultraleggeri con cui i ricercatori che curano il progetto insegnano letteralmente ai volatili la rotta da compiere per arrivare alle zone di svernamento. Quelli del progetto partono dall'Austria e dopo un percorso di alcuni giorni approdano nella zona di Orbetello. Questa migrazione, a cui si affianca quella spontanea degli esemplari rilasciati negli anni passati, sta riportando la specie a livelli accettabili. Ma c'è un ma.











