Mentre in Senato si discute il disegno di legge voluto dalla maggioranza al Governo che punta a riformare la normativa sulla caccia in vigore dal 1992, provvedimento sul quale si è aperto un forte scontro con l’opposizione, la stagione venatoria 2025-2026 è partita il 21 settembre, preaperture a parte, con un morto durante una battuta di caccia al cinghiale, un ferito e la reiterata protesta delle associazioni.
Le specie nel mirino e i calendari
Calendari venatori e specie cacciabili sono decisi dalle Regioni. Il quadro lo delinea la Lipu: “Anche quest’anno molte Regioni hanno autorizzato la caccia ai turdidi, alla beccaccia e agli uccelli acquatici fino a fine gennaio, in piena fase di migrazione prenuziale, caccia vietatissima dalla Direttiva Uccelli. Come se non bastasse, si potrà sparare a ben 21 specie che versano in cattivo stato di conservazione: allodola, alzavola, beccaccino, codone, combattente, coturnice, fagiano di monte (gallo forcello), fischione, folaga, marzaiola, mestolone, moretta, moriglione, pavoncella, pernice rossa, pernice sarda, porciglione, quaglia, starna, tordo sassello, tortora selvatica. Questo è l’elenco delle specie che la Commissione europea ha evidenziato nella Procedura Pilot (n. 2023/10542) e per le quali non esistono piani di gestione o, se esistenti, risultano scarsamente attuati. Recentemente, in particolare, la Commissione europea ha chiesto una moratoria completa per tortora selvatica, fischione, quaglia, tordo sassello, e la riduzione del prelievo del 50% per le specie mestolone, codone, alzavola. Richieste cadute pressoché nel vuoto”.










