Caro Aldo,possiamo essere di destra, di sinistra, di centro. Guardando agli Stati Uniti possiamo essere filo repubblicani o filo democratici. Va bene tutto, va bene scontrarsi in dibattiti, ma vedere gioire dell’uccisione di un avversario politico e addirittura, sprezzanti di tutto, veder pubblicare i video di gioia fa male, molto male.Alberto Maculotti
È vero, come ho letto, che Charlie Kirk diffondeva odio? Io non riesco a immaginarlo.Pietro Volpi
Cari lettori,Fin dal primo giorno ci siamo detti che la violenza politica genera sempre reazioni d’ordine, per non dire autoritarie. Com’era facilmente prevedibile, Trump sta approfittando dell’orrendo delitto Kirk per dare un giro di vite all’opposizione. Intimidisce i giornali ostili, ad esempio chiedendo 15 miliardi di danni al New York Times, insomma chiedendone la chiusura. Fa annunciare alla sua Attorney General (procuratrice generale, una sorta di ministra della Giustizia) Pam Bondi che i «discorsi d’odio che superano i limiti saranno perseguiti»; come se i limiti non fossero già stabiliti dalla legge, e fossero modulabili a seconda di chi parla. Il mondo progressista si divide tra chi piange Kirk e depreca il suo assassino, e chi sostiene che in fondo se l’è cercata. E il confine è labile, perché basta vedere i video dei suoi confronti nei campus per capire che Kirk era un provocatore di professione: lui seduto e l’interlocutore in piedi, lui tranchant, aggressivo, apodittico, appunto provocatorio — «i tuoi genitori sono criminali» — e gli studenti spiazzati, a volte irosi, a volte in lacrime. In realtà, l’assassinio politico è quasi sempre un disastro per la parte dell’assassino, a prescindere dalla reale personalità del killer. Tra le rare eccezioni, l’assassinio di Rabin, che aprì la strada all’ascesa di Netanyahu. La società americana ha i suoi anticorpi, e certo non sperimenta la violenza politica per la prima volta. Ma da troppi anni è troppo fortemente polarizzata per pensare che Trump sia solo un episodio di passaggio.













