“Trecentocinque giorni sono insopportabili, 305 giorni di detenzione senza che vi sia alcun procedimento per un reato: Alberto non ha commesso reati, è sostanzialmente tenuto ostaggio e quindi bisogna fare ogni sforzo. Noi chiediamo al nostro governo di non lasciare nulla di intentato e di aprire un'interlocuzione politica nella forma che riterrà per riportare a casa Alberto Trentini”. Lo ha detto la leader dem Elly Schlein durante il sit in a piazzale Clodio a Roma prima dell'udienza del processo sul sequestro e l'omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore ucciso in Egitto nel 2016.
Con Claudio e Paola Regeni, i genitori di Giulio, al presidio ha partecipato anche la madre di Alberto Trentini, il cooperante italiano arrestato in Venezuela il 15 novembre scorso. “Abbiamo chiesto anche nei giorni scorsi di riprogrammare al più presto una missione dell'inviato speciale Vignali – ha aggiunto Schlein – a cui rinnoviamo tutto il nostro supporto per questa delicata impresa, ma bisogna fare ogni sforzo e cercare quel contatto che serve per riuscire a liberare Alberto. Noi vogliamo che sia presto a casa”.
Trentini è rinchiuso da dieci mesi nel carcere di El Rodeo, dopo essere stato arrestato a un posto di blocco della polizia mentre portava aiuti a pazienti disabili con la sua Ong. L’operatore umanitario non ha mai ricevuto una visita consolare in carcere. Ha potuto chiamare solo due volte casa, a Venezia. Palazzo Chigi, con il sottosegretario Alfredo Mantovano, e la Farnesina – che ha nominato inviato speciale Luigi Vignali – hanno in piedi diversi contatti con il governo Maduro. Ma la situazione resta complessa e sul tavolo ci sono questioni che non sono soltanto nella disponibilità politica del nostro governo.










