Che la ricarica delle vetture elettriche si stia velocizzando lo conferma la Formula E, il Campionato del Mondo per monoposto senza emissioni. Quest’anno, la stagione 11 della categoria, è stato introdotto il “pit boost”, la sosta obbligatoria durante l’E-Prix per immettere energia nell’accumulatore. L’innovazione non è stata adottata per necessità. I bolidi attuali, quelli di generazione 3.5, riescono a coprire con facilità la distanza dal semaforo alla bandiera a scacchi, a differenza di quanto avveniva un decennio fa con le vetture di generazione 1. Non è passato molto tempo, ma all’epoca i piloti dovevano avere un doppio mezzo ai box e sostituirlo al volo circa a metà gara. Pionierismo della mobilità del futuro.
Il pit boost ha la sua ragione d’essere per una doppia motivazione: da una parte, far vedere al mondo che si possono ricaricare rapidamente anche le monoposto con la migliore accelerazione mondiale (nello 0-100 sbeffeggiano le F1); dall’altra, una sosta in più diversifica le strategie animando la competizione. L’apparato di ricarica funziona a 600 kW, attualmente le migliori colonnine che si trovano in strada sono da 350 kW, ma la Tesla sta installando quelle da 500 kW e la BYD da 1.000 kW. In soli 35 secondi si immettono a bordo circa 3,85 kWh di energia, che corrisponde al 10% della totale capacità dell’accumulatore. Il motorsport, spesso, fa da apripista per svelare le novità ma, come abbiamo visto, l’industria è molto avanti nella mobilità green, soprattutto quella cinese.







