Prima lo stupore e l’incredulità, poi la delusione. Ma la consapevolezza di poter «andare in giro a testa alta» per non avere ceduto ai ricatti. «Sono rimasto sconvolto, perché le minacce sono diventate realtà», avrebbe detto Raoul Bova al pubblico ministero Eliana Dolce, che lo ha ascoltato in procura a Roma come persona offesa nell’inchiesta sulla diffusione degli audio privati scambiati con la modella Martina Ceretti.

«Ho capito subito lo scopo di chi mi ha telefonato – ha raccontato l’attore, accompagnato dal suo legale, l’avvocato David Leggi – Non so chi stesse parlando, ma non mi sono fatto intimidire. Ho detto che non mi sarei piegato». Bova ha spiegato di essersi illuso che il suo rifiuto di pagare e cedere ai ricatti non avrebbe avuto conseguenze e ha aggiunto di avere subito denunciato. Invece, poco tempo dopo la richiesta audio e messaggi sono stati diffusi da Fabrizio Corona nella sua trasmissione “Falsissimo”. A consegnarglieli sarebbe stato Federico Monzino, che adesso è stato indagato per tentata estorsione.

Ex amico della Ceretti, l’imprenditore milanese aveva inizialmente detto di avere fatto da tramite tra la modella e l’ex re dei paparazzi, inviando le chat con il consenso di lei: «Martina voleva diventare famosa in questo modo. Poi, una volta che Corona aveva già le chat, gli abbiamo scritto perché Martina non voleva più che venisse pubblicato nulla». Monzino aveva cambiato radicalmente versione in alcune interviste, dicendo che il materiale era stato sottratto senza autorizzazione. Al vaglio della Procura anche la posizione della Ceretti, che al momento non risulta indagata.