Si chiama steatosi epatica non alcolica, ma molti la conoscono come “fegato grasso”. È una condizione in cui il fegato accumula troppi trigliceridi e può colpire chi ha chili di troppo, alterazioni del metabolismo o altre malattie croniche. Spesso non dà sintomi evidenti, ma può peggiorare con il tempo fino a trasformarsi in infiammazione, cirrosi o, nei casi più gravi, tumore del fegato. In Italia riguarda circa un adulto su quattro con prevalenza doppia tra i diabetici ma non risparmia neppure bambini e adolescenti con obesità.
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La mancanza di terapie farmacologiche consolidate
Oggi non esistono ancora terapie farmacologiche di riferimento: la gestione si basa principalmente su alimentazione equilibrata, perdita di peso e attività fisica regolare. Ma la sola dieta non sempre basta, e in alcuni casi la riduzione del grasso epatico è difficile da ottenere. “Intervenire precocemente è fondamentale. La nutraceutica può rappresentare un supporto importante soprattutto nelle prime fasi della malattia, ma deve sempre essere affiancata da uno stile di vita sano e da prodotti validati attraverso studi rigorosi”, sottolinea Livia Pisciotta, professore Associato di Scienze Dietetiche Applicate all'Università di Genova.






