Non era dove ci si aspetta di trovarlo. Giorgio Armani non abitava i cliché del lusso, ma li sfiorava, li smontava, li redimeva. Le sue residenze, una villa rosa nell’Oltrepò pavese, una casa nascosta tra i cipressi di Saint-Tropez, uno chalet svizzero dall’estetica giapponese, raccontano una geografia privata dell’eleganza. Un atlante interiore fatto di pause, precisione e natura sorvegliata. Riservatezza. Tre case, tre gesti di stile. La campagna, il mare, la neve. Nessuna scenografia, ma una coerenza estetica che attraversa tutto: dalle pietre di Saint-Maximin alle boiserie lombarde, dai velluti tiger stripe ai paraventi orientali. Ogni spazio un equilibrio. Ogni dettaglio un pensiero.

Broni. La piccola Versailles

La chiamava così: la piccola Versailles. E non per ostentazione. Villa Rosa, nel cuore rurale dell’Oltrepò Pavese, a Cigognola, tra Broni e le vigne che sanno ancora di Nebbiolo e di tempo contadino, era il suo rifugio primario. Un tempo proprietà del conte Franco Cella di Rivara, l’inventore del dentifricio Marvis, era quasi in rovina quando Armani la acquistò negli anni Ottanta. Ma aveva quella sfumatura di rosa sulla facciata, una storia da salvare, e un parco che sembrava disegnato da un naturalista manierista.