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Ultimo aggiornamento: 15:33
Di questi tempi bui infarciti di menzogne, disinformazione e manipolazioni (la propaganda meloniana ne è un… fiammante esempio), si è parlato molto di Polonia, di un Paese che si è ritrovato in prima linea, consapevole della minacciosa confinanza con l’oblast di Kaliningrad, 15125 chilometri quadrati di Russia tra Lituania e Polonia, exclave della Federazione russa che ha oltre un milione di abitanti ma soprattutto un arsenale di primo livello: l’antico porto anseatico rinnovato e una flotta pronta ad operare nel Baltico (con sottomarini e aviazione d’appoggio); una gran concentrazione di missili (e probabili testate nucleari), stazioni sofisticate di ascolto on air e spionaggio cibernetico, insomma un agguerrito avamposto militare di Mosca che si trova dentro i territori di Stati dell’Ue (ci sono stato un paio di volte, ed è curioso che i nostri media non diano abbastanza importanza strategica a questa terra estesa quanto la Calabria e qualcosa di più del Connecticut).
Il governo polacco, al contrario, è consapevole di dover convivere con questa spada di Damocle, 210 chilometri di confine, che condivide un antico tormentato passato. Oggi è una spina nel fianco dell’Alleanza Atlantica, che smentisce clamorosamente la narrazione putiniana di una Russia assediata dalla Nato. Kaliningrad controlla il Baltico, cioè Danimarca e Scandinavia, più Estonia, Lettonia e Lituania. Da lì, i missili possono colpire agevolmente tutte le principali capitali europee.












