L’Europa deve sentirsi insicura e prepararsi a difendere il proprio spazio aereo da possibili incursioni russe? Il dubbio è legittimo, dopo quanto accaduto nelle ultime notti nei cieli polacchi. L’incubo è cominciato alle 23:30 di martedì 9: sugli schermi della difesa aerea polacca è comparsa la traccia inequivocabile di un drone, partito cinque ore prima dalla Russia e diretto oltre il confine. Il drone, invece di far dietrofront come accaduto altre volte, ha proseguito la sua corsa verso occidente. E, poco dopo, un secondo velivolo si è materializzato sui radar, seguito da tanti altri che si sono inoltrati in Polonia anche per 300 chilometri . L'ultimo, il diciannovesimo, è stato avvistato alle sei e trenta.
Sette ore di battaglia, in cui ne sono stati abbattuti almeno otto. E ora nel quartiere generale della Nato l’allerta è massima. Già la domenica precedente un elicottero russo era penetrato in Estonia. Sono violazioni che il governo di Varsavia ha collegato alle esercitazioni Zapad 2025, la prova muscolare dell'asse Putin-Lukashenko che avrà il culmine oggi e domani con le simulazioni d'assalto di 30 mila soldati. Il premier Tusk martedì mattina ha messo in guardia: “Le manovre saranno condotte molto vicino alla nostra frontiera e sono molto aggressive. Stiamo anche fronteggiando un numero crescente di provocazioni”. Una volta carpito il pericolo, la Nato si è attivata e da una base nei dintorni di Poznam sono decollati due F-35 olandesi, impegnati nella missione di potenziamento della sicurezza aerea sul fronte orientale. Fondamentale il ruolo svolto dal Gulstream CAEW italiano, appartenente allo stesso dispositivo atlantico, che si è alzato alle 00.47 dalla pista estone di Amari, dove altri due F-35 dell'Aeronautica si sono preparati a prendere il volo entro tre minuti dall'ordine.














