Dopo aver abbattuto droni russi sul proprio spazio aereo, la Polonia ora si appella all’articolo 4 del Trattato dell’Alleanza: consultazioni tra i partner per stabilire se un Paese è sotto attacco. La tesi di Varsavia è netta: l’incursione non è un errore, come sostiene, invece, il ministero della Difesa russa. Il confronto tra i partner, però, non è scontato. I rappresentanti dei paesi Baltici e la Germania sono solidali con i polacchi. Più prudente la Spagna, che prima di agire vuole vederci chiaro sul coinvolgimento del Cremlino. La vicenda, raccontata dal Corriere, è andata così: alle 23:30 di martedì 9 settembre i radar polacchi identificano il primo sconfinamento di un drone proveniente dalla Bielorussia.

Da quel momento, lo stato di allerta si trasforma in reazione rapida. Lo scudo della Nato L’aviazione nazionale è pronta a intervenire. Decollano due caccia F-16 e un velivolo Saab Aew&C per la sorveglianza aerea. Il primo ministro Donald Tusk viene informato all’istante e immediatamente scatta il coordinamento delle forze Nato. Nei primi minuti dell’incursione, le autorità di Varsavia chiedono spiegazioni al governo della Bielorussia, Paese alleato con Mosca, senza ottenerle. Poi si rivolgono a Kiev, da dove giungono informazioni inquietanti: in quelle ore l’Ucraina è attaccata da sciami di droni, anche a ridosso del confine con la Polonia.