SANDRIGO (VICENZA) - Perché assaggiare il baccalà alla festa di Sandrigo dal 18 al 29 settembre? Per quattro gustose ragioni. Anzi, cinque. Oltre al classico baccalà alla vicentina, che su Google è famoso come Palladio, con il condimento di baccalà saranno serviti gnocchi, bigoli al torcio e persino una pizza gourmet. In più, la novità di quest'anno sono i ravioli al baccalà, piatto nel quale il pesce-bastone diventa ingrediente esso stesso e non solo accompagnamento. L'unico alimento da servire con il baccalà è la polenta in fetta, che è molto più di un contorno: tant'è che il piatto classico, a ricordo di un passato che è ancora vivo nella memoria, si chiama "polenta e baccalà", non il contrario. Perché era la polenta, come insegnano i film di Ermanno Olmi, il cibo quasi esclusivo nelle campagne venete.
Alla festa, stando ai dati del 2024, partecipano decine di migliaia di persone: l'anno scorso sono state oltre 40mila. E, secondo le rilevazioni della Pro Sandrigo, organizzatrice della festa assieme a Comune e alla Fondazione Banca Popolare di Marostica Volksbank, metà dei partecipanti proviene da fuori Veneto. A riprova che il richiamo del baccalà suscita un desiderio radicato nell'animo popolare italiano. Vale solo la pena di ricordare che il baccalà vicentino è, in realtà, lo stoccafisso, quello essiccato ai venti del Circolo polare artico e non conservato sotto sale, com'è appunto il baccalà. Lo scoprì il 6 gennaio 1432 il capitano da mar della Serenissima Pietro Querini, qualche mese dopo la nascita di Andrea Mantegna. I vicentini, ma più in generale i veneti, hanno cucito nella pelle la loro identità con questo piatto straordinario che, nella povertà del Rinascimento, assicurava proteine a buon mercato, perché la carne era un sogno e lo è rimasta sino a pochi decenni fa.






