Dopo i casi del sito Phica.eu e del gruppo Facebook Mia moglie, dove venivano condivise senza autorizzazione immagini e video intimi di donne per offrirli alla violenza degli scritti, parte l'attesa inchiesta sulla violenza digitale in Parlamento. I lavori che partono in commissione Femminicidio.Sono 21 le audizioni in calendario “per affrontare in tempi brevi il tema e giungere a formulare un indirizzo”, ha annunciato la presidente della Commissione Martina Semenzato di Noi Moderati in occasione della presentazione della proposta di legge intitolata Disposizioni in materia di tutela dell'identità personale e dell'integrità dell'immagine contro le riproduzioni digitali non autorizzate e per il contrasto della diffusione di contenuti illegali nella rete internet su iniziativa di Mara Carfagna, segretaria di Noi Moderati, finita con altre colleghe politiche nel tritacarne del sito Phica.eu su cui si sono stati aperti due fascicoli dalle procure di Roma e Firenze.Indagini che hanno portato a una valanga di segnalazioni su decine di siti e piattaforme – a partire dal gruppo Facebook Mia Moglie – attraverso cui vengono diffusi illegalmente contenuti e immagini a sfondo sessuale e pornografico. Per non parlare del portale scovato da Yarix, il centro di competenza per la cybersecurity di Var Group, che consente l’accesso a pagamento oltre 2000 videocamere domestiche, nonché di studi medici e centri estetici.Al vaglio nuove norme, ma c’è il nodo “internet senza confini”Compatto per una volta il mondo della politica. Deputate e senatrici sono in prima fila per farsi portavoce di iniziative e proposte per arginare, o almeno tentare di arginare, il fenomeno della diffusione illecita online di immagini a sfondo sessuale, dalle proporzioni difficili da stimare. E affrontare la situazione non sarà semplice considerato che valica i confini nazionali. “È necessaria una riflessione congiunta da parte di tutte le forze politiche per un progetto di legge che sia condiviso e che ovviamente deve avere anche un respiro internazionale perché c'è la necessità di avviare una legislazione specifica sull'identità digitale”, commenta la senatrice Dafne Musolino di Italia Viva.A tal proposito, a Bruxelles l'eurodeputata del Partito democratico Alessandra Moretti si appella alla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola: "Pensiamo sia necessario che le istituzioni si facciano carico di inchieste, report e monitoraggi e che debbano prendere provvedimenti utili a fermare queste nuove e insidiose forme di violenza di genere, colpendo i gestori di questi siti che, a nostro avviso, dovrebbero essere resi responsabili legalmente e anche commercialmente del danno che hanno provocato”.Più strumenti e più efficaci, per le indagini informatiche sulla violenza digitaleTornando all’Italia il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha inviato nei giorni scorsi una lettera al presidente del Senato, Ignazio La Russa, per chiedere una rapida approvazione del disegno di legge a firma Zanettin, Gasparri, Craxi in materia di indagini informatiche, il cui iter è già stato avviato in commissione Giustizia. "Il provvedimento si pone l'obiettivo di fornire all'autorità giudiziaria e alla polizia giudiziaria strumenti adeguati per contrastare le fattispecie criminose commesse attraverso i social media, agevolate dall'ampliamento dell'uso delle nuove tecnologie, e nasce in particolare dalle difficoltà riscontrate dalla Polizia Postale nell'identificare i soggetti autori di reato sul web”, spiega il capogruppo di Forza Italia in un nota sottolineando che “le inchieste relative ai reati on line di cui si parla da giorni impongono l'adozione di regole più stringenti sotto il profilo della responsabilità penale e amministrativa, che garantiscano la collaborazione delle piattaforme social con l'autorità giudiziaria”.Secondo il capogruppo di Fratelli d'Italia in commissione Giustizia a Palazzo Madama, Gianni Berrino “la politica, la magistratura e la società tutta devono unire le forze per proteggere la dignità delle persone e affermare il rispetto come valore imprescindibile". E per la responsabile Pari opportunità della Lega, Laura Ravetto, "serve una risposta urgente e condivisa da parte delle istituzioni, con regolamentazioni serie, strumenti di contrasto efficaci e pene adeguate per chi alimenta queste piattaforme della vergogna”.La sinistra spinge sulla questione culturaleLa sinistra si compatta sulla questione culturale e dell’educazione. "La questione dei siti sessisti pone un problema culturale. Per questo abbiamo sempre detto che è necessario agire insieme, per la repressione della violenza di genere in ogni sua forma”, ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein secondo la quale “serve anche una politica di prevenzione agendo sull'educazione sin dalle scuole, rendendo obbligatori i corsi all'educazione, al rispetto, all'affettività e alle differenze in tutti i cicli scolastici”. E la vicepresidente del gruppo Movimento 5 stelle al Senato, Alessandra Maiorino, chiede anche "divieti veri di accesso a qualunque piattaforma pornografica senza certificazione autentica di identità".Cosa prevede la proposta di legge sulla violenza digitale“Ho depositato la proposta di legge contro la violenza digitale”, sottolinea la segretaria di Noi Moderati Mara Carfagna. “Fissiamo principi chiari e chi diffonde falsi per danneggiare qualcuno pagherà caro, con multe salate e persino il carcere se a farne le spese sono minori o se il contenuto è a sfondo sessuale”.In dettaglio la proposta prevede la marcatura obbligatoria dei deepfake generati con intelligenza artificiale e obblighi in capo ai gestori delle piattaforme digitali fra cui l'identificazione degli utenti tramite Spid o Cie (carta di identità elettronica). Sarà inoltre obbligatorio prevedere sistemi di segnalazione e rimozione rapida e conservare i log (ossia gli identificativi degli accessi) per 12 mesi. E bisognerà nomina un responsabile per il monitoraggio dei contenuti.L'Autorità garante delle comunicazioni e il Garante della privacy sono le due autorità a cui sarà affidata la vigilanza e nella proposta ci sono anche indicazioni in merito alle sanzioni: fino a 1 milione di euro e l'oscuramento delle piattaforme inadempienti, e pene da 1 a 5 anni o multa da 10mila a 100mila euro, aggravata se i contenuti generati o condivisi sono a sfondo sessuale o riguardano minori e soggetti vulnerabili. Se la marcatura dei deepfake è già prevista dal ddl AI in arrivo in Senato, l'uso di documenti di identità per autenticarsi ai servizi online rischiano di minare il valore fondamentale dell'anonimato in rete. E le indagini condotte sul gestore di Phica.eu dimostrano che, al netto di nickname e scatole cinesi, è possibile risalire ai responsabili della violenza online senza bisogno di un profilo legato a un documento di identità.Si va avanti anche con la class actionSono quattro le avvocate dello studio legale Bernardini de Pace che hanno deciso di assistere le vittime (o, per ora, presunte tali) del gruppo Facebook Mia moglie e del sito Phica.eu. Oltre ad Annamaria Bernardini de Pace in campo Daniela Caputo, Mariagrazia Persico e Violante di Falco intenzionate a intraprendere una class action. Le donne che vogliono avere informazioni o aderire all’azione collettiva possono inviare una email all'indirizzo azionecollettiva@abdp.it: “Sarà garantita la privacy, il nome delle donne che aderiranno non sarà divulgato, ma verrà coinvolto nell'azione legale di richiesta di risarcimento a Meta proprietario di Facebook e a chi è titolare del sito Phica.eu”, rende noto lo studio che invita le vittime a farsi avanti. “Chi sfrutta o consente lo sfruttamento dell'immagine altrui in modo illecito deve essere consapevole che non agisce indisturbato, ma che, prima o poi, dovrà fare i conti con la giustizia sociale, morale e giuridica".Cosa fare in questi casi?Se sei vittima di violenza o hai bisogno di consigli e supporto, puoi chiamare il numero unico anti-violenza 1522: è gratis, opera 24 ore su 24, 7 giorni su 7. In alternativa, il sito ti consente di avviare una chat dedicata.Puoi rivolgerti a uno dei centri anti-violenza dell'Associazione Di.Re. (Donne in rete contro la violenza), qui c'è l'elenco regione per regione.Nel caso di condivisione non consensuale di immagini o video, il team di PermessoNegato può fornire supporto e risponde direttamente dal sito.
Dopo i casi Phica.eu e il gruppo Facebook Mia moglie la politica italiana promette di agire. Ecco cos'hanno in mente i partiti
Identificazione utenti, indagini informatiche rafforzate, prevenzione ed educazione a scuola. In commissione Femminicidio al via una indagine sulla violenza in rete






