Era l’estate dello scorso anno quando esplose il caso “Mia moglie”, un gruppo Facebook in cui sono state condivise fotografie sessualmente esplicite senza il consenso del partner. Una vicenda a cui è seguita pochi mesi dopo quella della piattaforma online “Phica.eu”, dove sono state pubblicate fotografie ritraenti donne spogliate dall’intelligenza artificiale. L’ultimo episodio risale ad ottobre quando - dopo la denuncia della giornalista e scrittrice Francesca Barra - è uscito allo scoperto il sito sessista “Social Media Girls” con lo stesso modus operandi.

Ma adesso le cose potrebbero cambiare dopo l’ok all’unanimità della commissione femminicidio - presieduta dalla deputata Martina Semenzato e istituita a seguito di questi eventi - sulla relazione “Dimensione digitale della violenza contro le donne” che raccoglie delle proposte per contrastare il fenomeno. C’è anche il reato per chi diffonde “Deep nude”, ovvero contenuti sessualmente espliciti generati dall’AI.

Il daspo digitale

Sono 20 le proposte presenti all’interno della relazione volte a tutelare chi cade vittima delle trappole nella rete. Tra le soluzioni indicate per difendere chi ha visto le proprie foto pubblicate senza consenso c’è anche il daspo digitale, una misura che sospende o blocca il profilo dell’utente che ha diffuso le immagini. Proprio come quello urbano - che vieta ai cittadini che commettono reati di mettere piede in determinate aeree pubbliche, anche il web assume le fattezze di un luogo “fisico” da tutelare.