Sabato 13 settembre alla Capannina di Franceschi, si terrà il 53esimo Premio Internazionale di Satira Politica di Forte dei Marmi. Se vi sembra ridicolo che esista un premio per la satira, la quale essendo irriverente per definizione non può istituzionalizzarsi né riconoscere alcuna autorità (tantomeno quella di una giuria “dall’insindacabile giudizio”), ma soprattutto non può concedersi alla retorica e alle celebrazioni che inevitabilmente fanno parte delle premiazioni, permettetemi di aggiungere un ulteriore, buffissimo dettaglio caricaturale: fra i premiati quest’anno ci sarò anche io. Per giunta a pochi giorni dalla scomparsa di Stefano Benni, che quel premio non l’ha mai vinto – e il Festival della Satira, sul suo profilo Instagram, ha espresso amaramente il suo pentimento per questa dimenticanza prolungatasi per oltre cinquant’anni. In compenso, dal 1973 a oggi, sono stati premiati tutti, ma proprio tutti (o quasi): da Alberto Arbasino a Fiorello, da Dario Fo a Indro Montanelli, da Renzo Arbore a Sciascia a Benigni... a me. E non solo quest’anno: dal 2016 a oggi, è il terzo Premio Satira che vinco. Il che la dice lunga sullo stato della satira, ma anche sull’ingombro del mio bagno: uso mettere i trofei nella stanza della casa dove mi lavo i denti ed espleto le funzioni fisiologiche, così da ridimensionare ogni mia vanità; ma adesso i premi cominciano a essere più dei flaconi di acqua di colonia e dei tubetti di creme, e questo terzo Premio Satira non so proprio dove mettermelo. (Qui battuta scontata, fatela voi). Credo dovrò tenere perennemente abbassato il coperchio dell’asse del wc, così da avere un piano in più per il mio medagliere; e quando dovrò andare in bagno, uscirò e andrò al bar vicino casa.