Giorgio Forattini definisce alcuni anni fa i limiti della satira. «Non è vero che ora è meno dissacrante - disse in un'intervista- a frenare il flusso è il tabù ideologico, quindi non si possono canzonare cose, fatti e persone considerate inviolabili. Aggiungerei la chiesa e anche l'ideologia comunista con l'aiuto della giustizia politicizzata». Il suo tratto resterà iconico e sovrasterà qualunque contemporaneo a venire - è un'ipotesi concreta - soprattutto adesso che l'artista novantaquattrenne, romano di nascita, ha spento la luce della sua scrivania e se n'è andato senza far troppo rumore. Per chi genera arte il silenzio è tutto. Mai stato facile, per chiunque, dipingere il proprio tempo cercando di scatenare l'umorismo sagace e intelligente senza sventolare la volgarità. Mi vengono in mente Guareschi, Palazzeschi, Montale, perché no, Marchesi, Mosca, Federico Fellini e il Marc'Aurelio. Forattini è stato un rivoluzionario. Manca nel Terzo Millennio gente così. Eccome se manca.
Inutile, ci nasci con 'sto dono addosso. Da bimbo, raccontava, improvvisava caricature degli insegnanti. E i migliori, proprio dai banchi di scuola, cominciano ad arrampicarsi sull'Olimpo. Il pezzo di carta non è arrivato mai sulle pareti di casa sua, nonostante una lunga passeggiata nelle aule di Architettura e dell'Accademia del Teatro. Poco importa se hai l'unicità dentro. Che te ne fai di un quadretto con la cornice nera sottile che penzola da un chiodo sulla parete del tinello? La sua famiglia borghese gli stava stretta e la ribellione lo aiutò probabilmente a generare il sarcasmo attraverso l'efficace arma che si ritrovò nella tasca dei suoi pantaloni corti. Succede che uno vince un concorso. Forattini entrò così a Paese Sera. A metà maggio 1974 il quotidiano pubblicò una sua vignetta relativa alla vittoria del No sul Referendum del divorzio e il quarantenne artista in rampa di lancio s'inventò una bottiglia di spumante con un no sull'etichetta e un tappo molto somigliante ad Amintore Fanfani sparato in aria. Quindicimila tavole. «Tutte catalogate in cartaceo e digitale», disse.










