Questo libro – come tutto quello che ho scritto negli anni passati – deve molto a uno storico, lui nel senso pieno del termine, che è stato il mio maestro. Mi ha insegnato a diffidare delle «verità rivelate», a mettere in discussione la versione ufficiale degli accadimenti passati. Versione utile a far tornare i conti, a corroborare i giudizi sul presente. Da lui ho appreso che il primo comandamento per chi si occupa di storia è di prendere in seria considerazione documenti e libri che pongono problemi. In particolare,quei documenti e quei libri che mi mettono in contrasto con ciò che pensavo fino a un minuto prima di averne preso visione. Che provocano dubbi.

Renzo De Felice era nato a Rieti nel 1929 da un funzionario delle dogane che aveva combattuto come volontario nella Grande Guerra contraendone una invalidità permanente a causa di danni provocati dai gas. Trasferitosi a Roma con la famiglia, aveva studiato al liceo Mameli dove – ricorda Francesco Perfetti in Per una storia senza pregiudizi. Il realismo storico di Renzo De Felice – fu più volte rimandato in varie materie e venne bocciato due volte all’esame di maturità. Avrebbe poi voluto entrare alla facoltà di Lettere che però il padre considerava «una vera iattura economica». Così si iscrisse a Giurisprudenza ma presto passò a Filosofia (non a Lettere «per evitare il terribile esame di latino scritto con Paratore»). Un avvio agli studi pieno di incertezze. Che, fa notare Perfetti, non gli avrebbe impedito di diventare «uno degli storici più importanti, più influenti, più autorevoli della sua generazione».