di
Marco Ricucci*
Secondo l'ultimo rapporto Ocse più di un adulto su tre capisce solo testi semplici e corti. Bisogna smettere di insegnare la letteratura come un elenco di autori morti, ripartire dai testi come materia viva che interroga gli studenti
Più di un adulto italiano su tre non riesce a capire un testo articolato. Non stiamo parlando di Kant o di Heidegger, ma di un brano come quelli che si leggono nei giornali o nei manuali scolastici. È un dato - quello dell'ultimo rapporto internazionale sullo stato dell'istruzione nel mondo - che dovrebbe scuotere il Paese, perché non riguarda solo chi a scuola ci è andato poco e male: anche fra i laureati, il 16 per cento (uno su 6) dimostra scarse capacità di comprensione logico-linguistica. Un deficit che risale alla scuola. Le indagini internazionali come l'Ocse Pisa lo dicono chiaramente: troppi adolescenti italiani non distinguono un’informazione centrale da un dettaglio, non colgono l’intenzione di un autore, non riescono a seguire il filo logico di un discorso. In poche parole, faticano a leggere davvero. Anche il quadro offerto dalle prove Invalsi è impietoso. Il motivo? A scuola la comprensione del testo è data per scontata. Ci si rifugia nella liturgia rassicurante della storia della letteratura: un corteo infinito da Dante a Pascoli, con autori snocciolati come nomi da imparare a memoria, come se bastasse citarli per trasmettere cultura.








