Vengono definiti adulti con una bassa alfabetizzazione e, in Italia, sono molti di più di quanto si possa pensare. Il dato è emerso nel rapporto pubblicato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) Education at a glance 2025 che ogni anno monitora il livello di istruzione. Il 37% degli italiani adulti riesce a comprendere solo testi brevi e con un vocabolario semplice, contro una media Ocse del 27%. Si tratta di più di un italiano su tre, con un età compresa tra i 25 e i 64 anni. A essere in una condizione a dir poco drammatica non è solo l'Italia. Una percentuale rilevante di adulti che vivono nei 38 paesi Ocse ha una bassa alfabetizzazione. In sostanza, in una scala che va da 0 a 5, queste persone si fermano a 1. Questo significa che queste persone sono in grado di comprendere solo testi con informazioni minime e semplici e non testi complessi.Ci laureiamo poco e in ritardoUna delle cause è rintraccabile, sempre secondo il rapporto, nel grado di istruzione universitaria. L'Italia risulta fanalino di coda per quanto riguarda la percentuale di laureati che si ferma al 22% contro la media Ocse del 42%. Oltre a questo, il rapporto evidenzia che solo il 32% degli adulti tra i 25 e i 34 anni hanno completato gli studi superiori, a fronte di una media europea del 48%.Ma non basta: anche il 16% dei laureati italiani adulti ha competenze di alfabetizzazione basse, a fronte di una media Ocse che scende al 10%. Un dato sorprendente, forse persino drammatico, dato che una scarsa alfabetizzazione ha gravi ripercussioni su ogni aspetto della vita, dalla fiducia nelle istituzioni al benessere, dalla capacità di gestire risparmi fino alla capacità di distinguere una notizia vera da una fake news. Senza contare la possibilità di trovare una buona occupazione. Le persone con un livello d'istruzione più elevato, infatti, sono di norma meno esposte al rischio disoccupazione e percepiscono salari più elevati.E siamo pure pagati pocoUna delle ragioni di questa scarsa istruzione potrebbe risiedere nel fatto che laurearsi in Italia sia meno premiante rispetto ad altri paesi. Una condizione che non stupisce più e che, evidentemente, condiziona sempre di più le scelte di ragazze e ragazzi che preferiscono non intraprendere o abbandonare il percorso universitario. L'Italia rappresenta il caso peculiare di un paese che combina una bassa percentuale di laureati con un basso salario, a differenza di paesi come Cile o Colombia in cui i pochi laureati riescono ad avere elevati ritorni economici, giustificando così l'investimento nell'educazione che in Italia ha sempre meno attrattiva.Nella maggior parte dei paesi Ocse i tassi di completamento del percorso universitario sono ancora bassi. In Italia il 37% delle matricole universitarie riesce a completare il ciclo di studi entro i tre anni previsti. Il dato sale però al 56% se si considera uno sforamento di circa tre anni. A confronto, il tasso medio di completamento nella zona Ocse corrisponde al 43% entro i tempi previsti, e 70% dopo tre anni.Le differenze di genere sono altrettanto marcate. In tutti i paesi Ocse, le donne che si iscrivono a corsi di laurea triennale hanno maggiori probabilità di completare gli studi nei tre anni stabiliti rispetto ai colleghi uomini. Nel caso specifico dell’Italia si parla di una differenza di 10 punti percentuali (61% per le donne e 51% per gli uomini). Secondo questi dati ci sarebbero quindi più donne laureate, e di conseguenza preparate, rispetto agli uomini, ma nonostante questo il tasso di occupazione femminile resta più basso rispetto a quello maschile e, a parità di mansioni, le donne percepiscono stipendi più bassi rispetto ai loro colleghi.Si potrebbe ipotizzare che almeno i pochi che ce la fanno a laurearsi saranno ben pagati. Un commento che si scontra con la realtà diventando immediatamente anacronistico. I laureati italiani infatti trovano lavoro con difficoltà e guadagnano solo un terzo in più dei diplomati. E in questo caso non c'è paragone che tenga visto che negli altri paesi la laurea porta a un salario nettamente più alto. Basti pensare agli insegnanti, il cui stipendio è diminuito del 4,4 per cento in dieci anni termini reali, mentre negli altri paesi è aumentato del 14,6 per cento.Il problema degli investimenti nel settore universitarioI problemi del settore universitario in Italia, in ogni caso, sono molti, a partire dai pochi finanziamenti. In generale, la spesa pubblica che l’Italia riserva a università e ricerca è ben più bassa rispetto agli altri paesi. Secondo Ocse, in media i paesi investono 15mila dollari per ogni studente universitario, mentre in Italia la spesa si attesta intorno ai novemila dollari, quasi quattromila dollari in meno rispetto ai soldi che vengono invece investiti per un alunno delle scuole elementari, medie e superiori.Mentre si discute di competitività italiana ed europea, intelligenza artificiale e innovazione, un italiano su tre non ha gli strumenti per affrontare testi complessi e, di conseguenza, per fare scelte libere, complesse, consapevoli. In un'economia sempre più basata sulla conoscenza, un basso livello di alfabetizzazione non significa solo difficoltà a leggere un testo. La mancanza di capitale umano altamente qualificato rischia di limitare anche lo sviluppo, se non addirittura la tenuta, dell'intero tessuto sociale.