Potrebbe scrivere anche lui un libro, tanti sono i ricordi, gli aneddoti e le storie, adesso che Stefano non c’è più. Le scorribande d’infanzia, le carabine a Monzuno e le canne da pesca in Adriatico, la notorietà che cresceva, il riconoscersi fra le pagine dei libri, la somiglianza fisica che confondeva i più distratti che chiedevano un autografo allo scrittore famoso. Andrea Benni, l’ingegnere, il fratello minore di tre anni, schivo per natura, ma mai a disagio di fronte al successo del Lupo. Travolto dall’affetto di queste ore, racconta il rapporto che ha avuto con lui.
In questi momenti è difficile separare il personaggio pubblico da quello privato.
«È vero, infatti è la prima volta che ne parlo pubblicamente. Sono emozioni che ho tenuto dentro di me da sempre. Perché il Lupo era un personaggio conosciuto da tutti. Io, invece, avevo il Lupo privato, una cosa solo mia. Mi vanto di aver avuto un’adolescenza molto intensa assieme a lui, vicende che nessuno conosce e che Stefano ha messo nei libri. Io le coglievo e le vedevo, eravamo noi, la nostra campagna, i nostri luoghi che poi lui ha reso magici, a disposizione di tutti, ma lo sono anche per me, nel mio ricordo».
Qualche esempio?












