BOLOGNA – Non si sa come, ma alla fine Stefano Benni è riuscito a strappare un’ultima risata persino alla sua camera ardente, nel cortile della storica biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. È stato quando il suo «fratello di vita» Daniel Pennac ha ricordato la volta in cui il Lupo – scomparso martedì a 78 anni – gli disse di voler aprire uno studio da psicoterapista per insetti e animali: «I pazienti erano una formica individualista e un elefante complessato dalla sua proboscide, che se la pettinava all’indietro». Lì la folla di famigliari, amici e lettori è scoppiata a ridere. Così, fuori contesto.
«Abbiamo riso, abbiamo pianto e penso che non ci sia niente che rappresenti meglio il mondo di Stefano», ha concluso per tutti il figlio Niclas, prima di ringraziare le migliaia di persone che lo hanno «sommerso con una marea di affetto».
Dice Pennac che se Fellini è morto perché non riusciva più a sognare, «a Stefano è successo lo stesso con la risata. Di colpo la malattia gli ha tolto la capacità di ridere». Stanotte però il papà di Malaussene ha avuto una visione. «Stefano ha aperto il suo studio e il suo prossimo paziente sarà Dio, che è depresso. Se Dio gli ha rubato la risata è perché aveva bisogno urgente di averlo vicino».











