Come rispondono i giovani alla crisi climatica, una che non hanno nemmeno creato? Una risposta è nell'esposizione "Earth partner" nel Borgo Laudato Si' di Castel Gandolfo. 55 progetti multimediali da artisti provenienti da 28 Paesi, tutti under-30, per uno sguardo creativo e globale che fa parlare i giovani: protagonisti in prima linea quando si tratta di crisi climatica.

Le opere della mostra inaugurata oggi avranno come cornice il legno recuperato da Vaia, la tempesta che nel 2018 ha devastato 41mila ettari di bosco in Trentino Alto-Adige: un impegno simbolico per rimarginare una ferita ancora visibile.

"So chi sono”: il cortometraggio di Tyler Hicks e Isaak Adoyi «Frustrazione, rabbia, indifferenza: oscillo fra questi sentimenti quando penso a una crisi che non ho creato io. Quando voglio reagire giro cortometraggi che sono lettere d’amore al Pianeta. Il nostro breve film è un’ode al mondo, l’ambiente è una forza che modella anche la nostra identità». Spiega così Tyler Hicks il progetto in esposizione da oggi a Castelgandolfo. «Le scene che saranno proiettate a Borgo Laudato Si’ sono state riprese nei giardini delle stesse case che hanno preso fuoco negli incendi di Los Angeles» ha raccontato l’altro artista Isaal Adoyi. La sua storia parte dal Togo: «Mi sono trasferito negli Usa studiare per seguire la mia carriera. I miei genitori hanno sempre risposto alle domande sulle mie origini. La mia casa, le mie memorie, la mia cultura: abbiamo bisogno di queste tre cose se vogliamo preservare il nostro Pianeta». «Affrontare le conseguenze» Andrew Reeves è sempre stato interessata alla natura, protagonista della sua fotografia che rimane il suo «strumento di comunicazione» ideale. Lo scatto dalla Tanzania l’ha portato a riflettere sul rapporto tra vita e natura, il loro intreccio costante. «Credo che questa immagine rappresenti bene la mia posizione: i cambiamenti politici, decisi in luoghi lontani da queste donne che ho fotografato, le influenzano comunque. Che sia ora o tra dieci anni, sentiranno l’eco di queste decisioni, in modo positivo o negativo. Lo stesso vale per me e per altri giovani: politiche e decisioni vengono prese senza il nostro consenso. Noi, così come le generazioni future, dobbiamo affrontarne le conseguenze. Se un tempo tutto questo mi sembrava opprimente e frustrante, ora è diventato un richiamo all’azione, alla risposta, a un coinvolgimento attivo nel dialogo». Le donne che fotografa lavorano coltivando alghe, il loro sostentamento dipende dal mondo naturale: «Se questo delicato equilibrio con l’oceano venisse interrotto, l’intero loro sviluppo socioeconomico subirebbe una battuta d’arresto» racconta l’artista.