Bilbao, 5 dic. (askanews) – Forse non tutti lo coglieranno e forse non tutti saranno pronti o d’accordo. Ma la mostra “Arti della Terra” presentata nel Museo Guggenheim di Bilbao in qualche modo rappresenta un cambiamento che non è rinviabile, una presa di posizione di fronte allo stato del pianeta che deve coinvolgere anche il discorso culturale e artistico. Nelle grandi sale progettate da Gerhy trovano spazio alberi, foglie, materiali e soprattutto terra, in un percorso che rimanda alla Land Art o all’attivismo, ma che è anche qualcosa di più radicale.
“Sono i processi ecosistemici che ci interessa portare qui dentro – ha detto ad askanews il curatore Manuel Cirauqui – prima di tutto per porre una sfida ai protocolli classici del museo, pensando che in un futuro prossimo questa sarà la nostra realtà. Dovevo essere molto più vicini ai processi ecosistemici per poterli capire e per poter esistere insieme, perché non c’è un altro modo di esistere”.
Al centro della ricerca c’è il suolo, inteso come spazio materiale ed ecosistema condiviso, ma c’è anche una costante urgenza di cambiamento, perché le piante e l’erba, banalmente, crescono, e “crescita” è un’altra parola chiave, perché rimanda pure al sistema economico che ha prodotto la crisi attuale. E uno dei possibili sensi profondi dell’esposizione si può trovare proprio nella duplice lettura di questi termini, applicabili sia al progetto d’arte sia all’emergenza ambientale. E naturalmente si ragiona di trasformazione.






