Parlare di web tax significa parlare di giustizia fiscale nell’epoca delle piattaforme. Non è un tecnicismo per addetti ai lavori: è il tentativo, forse imperfetto ma necessario, di riportare equilibrio tra chi produce ricchezza e chi deve contribuire al bene comune.

L’Italia ha introdotto l’imposta sui servizi digitali nel 2019. All’inizio sembrava una misura quasi simbolica, destinata più a fare rumore che a produrre gettito. Oggi, dopo la modifica del 2025, il quadro è diverso: non esiste più la soglia dei 5,5 milioni di ricavi domestici, resta solo il requisito dei 750 milioni a livello globale.