Mio figlio Giuseppe, il primo di tre, si è suicidato a 21 anni da poco compiuti, in una notte di marzo del 2014, a Milano. Ha aperto la finestra della sua camera nell’appartamento dove vivevamo all’ottavo piano ed è precipitato nel vuoto. Le cause del suo gesto sono state due: l’identità di genere indefinita perché si sentiva donna, cioè Noemi, ma non riusciva ad affermarsi, e il suo stato di profondo isolamento, quello che poi, con il passare degli anni, si è cominciato a chiamare Hikikomori.