Èl’8 settembre francese. Per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica, cioè in quasi settant’anni, il governo di Francia cade per un voto di sfiducia dell’Assemblea Nazionale. Già basterebbe questo per comprendere quanto sia grave la crisi aperta ieri a Parigi, destinata a peggiorare domani con l’inquietante giornata del «Blocchiamo tutto», il movimento sorto dalla Rete che mette insieme tutte le frustrazioni, unendo estrema destra ed estrema sinistra; proprio quello che è già accaduto in Parlamento. Alla fine la tenaglia rossobruna si è chiusa su quel che restava del macronismo. I deputati di Marine Le Pen e quelli di Jean-Luc Mélenchon non sono d’accordo su nulla, tranne una cosa: far cadere subito il primo ministro François Bayrou, e presto il presidente Emmanuel Macron.
Parigi e la rivolta continua
La Francia, il mondo: ha salito un altro gradino la rabbia contro l’establishment e contro la democrazia rappresentativa













