Due mesi sull’Alpe di Foses, un altopiano carsico a 2.100 metri, l’ultimo angolino del Veneto, incuneato verso l’Alto Adige, a nord di Cortina d’Ampezzo. Lassù è rimasta per tutta l’estate Pamela Maggioni, pastora friulana con un gregge di un migliaio di capi.

Poi è iniziata la transumanza, è scesa a fondovalle, aiutata dai suoi collaboratori e da un gruppo di volontari. Per qualche settimana sarà nella conca di Cortina, per pascere le sue pecore, per la tosatura, poi scenderà in Cadore, lungo la Valle del Boite, passerà in Val di Zoldo, Longarone, e poi il Vajont, la Valcellina, per arrivare a casa nel tardo autunno, ad Aviano. E in primavera ripartirà per tornare in montagna, seguendo un itinerario diverso, sul Cansiglio: «Questo non può essere concepito come un lavoro, ma è uno stile di vita. Soprattutto adesso, che è subentrato il problema dei grandi carnivori. È un modo di vivere, che piace o non piace – spiega Pamela – siamo noi che andiamo dietro ai ritmi delle pecore: i nostri bisogni vanno in conseguenza a quelli degli animali. Quando le pecore mangiano, noi siamo lì. Quando riposano, ci prendiamo anche noi un po’ di tempo».

Pamela ha 47 anni, quattro figli. Gli anni scorsi ha portato il suo gregge in Comelico, in Val Visdende; da tre estati raggiunge le montagne d’Ampezzo, anima tutta un’altra Cortina, rispetto all’immagine patinata di mondanità e sport, nell’attesa dei Giochi olimpici e paralimpici invernali 2026. Per due mesi ha vissuto in un luogo incantato, incastonato nel Parco naturale regionale delle Dolomiti d’Ampezzo: «È un grande regalo poter essere lassù per due mesi, è un privilegio. Il posto è bellissimo, magico. Per le bestie, l’erba è molto grassa e quindi le pecore stanno proprio bene. L’acqua abbonda. La casetta ha tutto, per cui è come un appartamento a 2.100 metri. È pieno di fossili; nel terreno ci sono buchi, caverne da ispezionare. Ci sono i rifugi Biella, Sennes e Ra Stua, che sono i miei vicini: tutti fantastici».