In un anno particolarmente felice per il cinema italiano, quel 1963 che vide non solo due capolavori contrapposti come 8½ e Il gattopardo, ma anche grandi film innovativi di Antonio Pietrangeli, Pietro Germi, Dino Risi, Ermanno Olmi, Marco Ferreri, Mario Monicelli, il Leone d’oro di Venezia andò, con grande disappunto e scandalo dei conservatori a Le mani sulla città di Francesco Rosi, film bomba nel tessuto sociale italiano.