È stato un fine settimana eccezionale per studiare il comportamento degli intellettuali, con un po’ di tempo si potrebbe scrivere un libro sul “mi si nota di più se dico o non dico, se ci sono o sparisco, se sto nel coro o se assisto alla messa?”. La morte di Giorgio Armani e la serata finale del Festival del cinema di Venezia sono foto da incorniciare nell’album di famiglia della sinistra pensosa al cocktail e afflitta al check in.

Prima di tutto, abbiamo assistito alla metamorfosi dei cinematografari sulla gondola in “flotillanti” che fanno rotta verso Gaza. Se conoscete qualcuno che crede che i destini del Medio Oriente dipendano dai sentiti appelli di Benedetta Porcaroli e Toni Servillo, chiamate l’ambulanza. Ne serviranno parecchie, in ogni caso, perché in laguna si è consumato il festival di Gaza e - mi perdonerà il fratello Pietrangelo Buttafuoco - ma non si sono sentite tutte le voci, di sicuro non quella degli ebrei. Per due volte ho udito il cardinale Pierbattista Pizzaballa raccontare la sua visione (e versione) del mondo, ma non ho sentito la voce del rabbino Riccardo Di Segni o altri esponenti della comunità ebraica che tra un mese esatto ricorderà la strage del 7 ottobre.