C’è del cinema a Venezia, e questo si sapeva, ma stavolta la Mostra al Lido non c’entra, parliamo di Biennale, e dell’ultimo colpo di scena dopo settimane ad alta tensione. Se mercoledì da Roma sono sbarcati gli ispettori mandati dal ministero della Cultura, ieri si è dimessa in blocco la Giuria Internazionale della 61esima Esposizione d’Arte.

Via tutto il gruppo presieduto da Solange Farkas e composto da Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi, la pattuglia in rosa responsabile dell’esclusione dei premi «ai Paesi i cui leader sono accusati di crimini contro l’umanità da parte della Corte Penale internazionale», quindi Israele e Russia. Scelta contestatissima non solo in Italia ma pure all’estero in un momento nel quale di tutto c’è bisogno tranne che di nuovi teatri di guerra. Il mondo artistico a Venezia era già in subbuglio e non solo per il caso Venezi, nel senso di Beatrice, direttrice d’orchestra voluta e poi scaricata dal sovrintendente della Fenice per alcune esternazioni sulla stampa straniera, ma ora soprattutto per la rivoluzione in atto alla Biennale.

La cerimonia di premiazione si sarebbe dovuta tenere il 9 maggio, sarà tra otto giorni ma in semplice forma di apertura dell’Esposizione, niente pompa magna perché l’evento vero è slittato a domenica 22 novembre, ultimo giorno di apertura ai visitatori, e con novità relative ai premi. Rientrano infatti in concorso Russia e Israele e nascono due Leoni dei Visitatori, i premi popolari, che saranno votati da coloro che visiteranno la mostra, dedicati al miglior partecipante e alla migliore Partecipazione Nazionale dell’Esposizione, alla quale concorrono tutte le Partecipazioni Nazionali presenti, come da lista ufficiale, per cui anche Russia e Israele. Beninteso, c’erano già stati in passato eventi eccezionali per i quali la premiazione era slittata, ad esempio nel 2021 durante il Covid, ma stavolta è la politica ad avere scompaginato i piani, ora è il caso russo ad avere agitato le acque della Serenissima.