Riccardo Magi fa dietrofront e spiazza tutti, inscenando un principio caro al regista Francesco Rosi nel suo celebre film “Le Mani Sulla Città” e affidato alla celebre battuta del professor De Angelis che dice: “Caro Balsamo, in politica l’indignazione morale non serve a niente”. Torna buona sessant’anni dopo per spiegare l’ultima acrobazia del segretario di +Europa. Perché l’unico vero peccato, ieri come oggi, è “essere sconfitti”. E Magi, durante l’assemblea di +Europa, ha deciso di non correre rischi.

Come ricostruisce Il Tempo, infatti, il segretario ha abbandonato il fortino del No al referendum sulla giustizia non per improvvisa conversione garantista, ma per sopravvivenza politica. La mozione della minoranza, guidata da Valerio Federico, che chiedeva di sostenere il Sì “nel solco delle idee politiche di Marco Pannella”, passa per 38 voti a 33. Magi vota contro, perde, capisce l’aria che tira e cambia linea. Fine della storia. O quasi. Poco importa se fino a ieri parlava di “un esercito di 1300 procuratori che si muovono in totale autonomia” o denunciava, su Repubblica, “un disegno ritorsivo contro le toghe”. Tutto archiviato.

+EUROPA, CHOC NELLA CHAT: "SONO UN CANCRO DA ESTIRPARE". QUI CROLLA IL PARTITO