“M’hanno rimasto solo, ‘sti quattro cornuti”. La grande ambizione di Elio Germano potrebbe essere reinterpretare il ruolo che fu di Vittorio Gassman nel rifacimento de “L’audace colpo dei soliti ignoti”. L’attore aveva chiamato i colleghi alla rivolta, puntando l’indice contro il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e accusando il governo di gestire il cinema con logica da clan. Aveva anche insinuato che la regolamentazione dei finanziamenti a pioggia al settore, parliamo di 7,2 miliardi in meno di dieci anni, era una scusa per operare una censura alle pellicole dei registi e degli interpreti della sinistra. Poi ieri, l’incontro chiarificatore, che ha lasciato Elio il rosso fuori ruolo.
Giuli, con la sottosegretaria Lucia Borgonzoni, ha incontrato i rappresentanti del settore, Claudio Santamaria, Beppe Fiorello, la sindacalista Vittoria Puccini e gli altri. La passarella da protagonista ha blandito l’ego dei vip e contribuito a rasserenare il clima. Il governo non fa marcia indietro, ha illustrato una serie di controlli ai quali d’ora in poi le produzioni saranno sottoposte per evitare truffe e gonfiamenti dei costi a dismisura, ha promesso l’assunzione di personale per sveltire le pratiche di liquidazione del tax credit, che si erano oggettivamente impantanate. Gli attori hanno ricordato che il cinema è un’industria che secondo l’Anica, associazione presieduta da Francesco Rutelli, non proprio un imparziale, restituisce tre euro e mezzo per ogni euro investito e hanno fatto presente che dietro i cartelloni con le loro bellissime e pasciute facce si nasconde un mondo di anonimi, alcuni dei quali alle prese con il lunario da sbarcare.








