Ma si, una bella intervista al Fatto Quotidiano scaccia la noia. Poi, per non disperdere il consenso tra i “progressisti” basta atteggiarsi a eroe mancato e vittima di un sistema. «In America i nostri colleghi sono più coraggiosi», declama Ricky Tognazzi. Il prossimo film lo farà su Landini e lo intitolerà “rivolta sociale”? C’è da restare a bocca aperta leggendo le parole dell’attore, che vuole evidentemente eccitare i suoi colleghi per non perdere le antiche abitudini. La saga dell’ipocrisia è rappresentata proprio da questa speciale genia di radical chic in lotta contro la povertà altrui, perché a un certo tipo di artisti ci deve pensare lo Stato a suon di sovvenzioni. Le polemiche sui fondi pubblici gli devono essere sfuggite. Non parliamo, si lamenta, Oltreoceano si fanno sentire invece. In effetti alle presidenziali erano in tanti e troppi contro Trump, ma il buon Donald li ha stesi tutti col voto popolare. Ma per farsi sentire comunque, Tognazzi junior ci ha tenuto a criticare il silenzio degli artisti italiani sulla politica, paragonandoli sfavorevolmente a quelli americani, più propensi a esporsi. Ha evidenziato come sul set ormai si tenda a non parlare di politica, concentrandosi esclusivamente sul lavoro.
Ricky Tognazzi invoca la rivolta degli attori | Libero Quotidiano.it
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