PADOVA - Cellulari in borsa, senza suoneria e lontano dai bambini. Sono le nuove regole imposte a tutto il personale docente, ai collaboratori scolastici, ai cuochi e ai lavoratori esterni degli asili nido e delle scuole d'infanzia comunali di Padova. Stop ai messaggini su WhatsApp, ai video su Instagram e ai post sui social. Si chiama “silenzio digitale” ed è la novità di quest'anno scolastico, comunicata in questi giorni al personale attraverso una circolare interna e successivamente anche ai genitori, con l'obiettivo di tutelare i piccoli da 0 a 6 anni. Un cambio di passo che quindi non permetterà più agli insegnanti di scrollare sullo smartphone con i bambini in aula (neanche a fini didattici) e di poterlo utilizzare solamente in caso di comprovata emergenza.

La decisione dell'amministrazione e dei servizi scolastici è arrivata dopo una serie di incontri voluti dai dirigenti per decidere l'orientamento da seguire sul tema della sovraesposizione dei bambini ai dispositivi digitali. «Alla luce delle numerose evidenze scientifiche riguardanti il loro impatto negativo sullo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale, si ritiene necessario e non più dilazionabile la promozione del silenzio digitale all’interno dei Servizi per l’infanzia 0-6 anni – si legge nel provvedimento preso dal settore –. Nidi e scuole dell’infanzia rappresentano luoghi dedicati alla crescita globale dei bambini e delle bambine, dove le relazioni umane e la presenza autentica definiscono le basi della sicurezza emotiva per i più piccoli. Nella consapevolezza che i bambini apprendono e modificano i propri comportamenti osservando ed imitando gli adulti, riteniamo fondamentale promuovere un modello educativo coerente, che valorizzi la relazione e l’ascolto come strumenti essenziali di cura e di educazione. A tal fine, a partire dal corrente anno scolastico, il personale docente, ausiliario ed esterno è invitato a tenere i telefoni cellulari in modalità silenziosa, non visibili durante l’orario di servizio e comunque al di fuori dello sguardo dei minori».