La Mostra, che ha il dovere di scuotere e scompaginare, aveva nascosta l’arma segreta nella seconda settimana, quando si è palesato The voice of Hind Rajab della tunisina Kaouther Ben Hania, costruito sulla vera voce registrata di una bambina palestinese di sei anni, che supplica la Mezzaluna Rossa di essere salvata da un attacco dell’esercito israeliano. Questo film poteva e doveva vincere il Leone d’oro e, invece, la giuria, guidata da Alexander Payne, non ha avuto il coraggio di premiare un’opera necessaria, abdicando in nome della deferenza a un grande autore, Jim Jarmush, se non, a essere malevoli, dell’amichetteria.

Il Leone d’oro a Jim Jarmusch

Intendiamoci, Father Mother Sister Brother è un film delizioso, che racconta con garbata ironia in tre episodi le ipocrisie e i non detti che corrodono le relazioni familiari, dove i figli sono migliori dei genitori. Nel primo episodio, un padre assente e bon vivant, l’eccezionale Tom Waits, finge una vita dimessa di fronte ai due figli in visita, Adam Driver e Mayim Bialik, a lui quasi sconosciuti. Nel secondo, due gemelli, Indya Moore e Luka Sabbat, si ritrovano a Parigi per dare l’ultimo saluto alla casa dove vivevano i genitori hippie, mancati in un incidente. Nell’ultimo, Charlotte Rampling è una madre disinteressata alla vita delle sue due ragazze, Cate Blanchett e Vicky Krieps, e ossessionata dalla cerimonia del tè che una volta all’anno le riunisce.