“La mancia obbligatoria per salvare la sala”. La proposta arriva da Bologna e porta la firma di Piero Pompili, ristoratore e volto noto dell’ospitalità italiana nel suo Al Cambio. In un’intervista a Fanpage ha spiegato perché, secondo lui, un’aggiunta forzata sullo scontrino potrebbe essere la via più rapida per garantire stipendi dignitosi a chi lavora in sala: “È un intervento veloce e concreto a sostegno di chi ogni giorno è in prima linea con i clienti. Così si responsabilizza il personale, che guadagna anche in base a come si comporta”. Una misura che, nelle sue parole, nasce dalla constatazione di un settore schiacciato tra pressione fiscale e margini sempre più ridotti: “Due brigate per coprire pranzo e cena, buste paga da 1.800 euro: i conti diventano proibitivi. Lo Stato dovrebbe intervenire, ma i tempi sarebbero lunghi”.

Una proposta che tocca un nervo scoperto. Perché se da un lato intercetta il disagio diffuso tra ristoratori e camerieri, dall’altro solleva molti dubbi. La mancia obbligatoria, osservano molti, rischia di diventare un alibi che scarica la responsabilità sui clienti, senza affrontare le radici della crisi: salari bassi, contratti fragili, frammentazione del lavoro, pressione fiscale. Abbiamo raccolto alcune voci dal settore e il risultato è un coro dissonante, che però converge su un punto: i problemi della ristorazione non si risolvono con uno scontrino maggiorato.