Ma dove vorrebbero portarci Massimo D’Alema e Romano Prodi, impegnati - come vedremo - in una surreale rincorsa, in una sfida alla pechinese per stabilire, tra i due, chi sia il miglior amico italiano del regime cinese? E, sulle orme di questi padri nobili, dove collocherebbe l’Italia, in termini di posizionamento geopolitico, un eventuale futuro governo di sinistra?

Si dice, e ovviamente c’è del vero, che per tradizione la politica estera non sposti molti voti. Sarà. Ma non viviamo tempi ordinari: che il mondo bruci e che la prospettiva sia cupa lo comprende chiunque, anche chi- per mille ragioni- si sente lontano dai grandi temi della politica mondiale. E questo, obiettivamente, cambia le cose, anche in termini di scelte elettorali dei cittadini comuni. Infatti, ognuno comprende che, al di là delle faccende domestiche, conta e conterà moltissimo in che mani si metterà l’Italia nei prossimi anni rispetto al tema dei rapporti e delle alleanze internazionali.

MASSIMO D'ALEMA A PECHINO, INVITATO ALLA PARATA DI XI E PUTIN: IL CASO CHE SPACCA LA SINISTRA

C'era anche Massimo D'Alema a Pechino, ospite speciale del suo grande amico Xi Jinping. E a 11mila chilometri di...

Oggi c’è Giorgia Meloni, a cui anche gli avversari intelligenti - se ce ne fossero - dovrebbero riconoscere il merito di un posizionamento saggio e direi anche coraggioso, visto il clima mediatico ostile che circonda il governo: piedi ben saldi nel quadrante occidentale, relazione buona con Washington, e sforzo costante (esercizio di difficoltà estrema) per contribuire a ridurre la distanza tra le due sponde dell’Atlantico. Né fughe in avanti euroliriche né contrapposizioni suicide rispetto a Washington: due errori esiziali. Esattamente l’inverso- per capirci- del tentativo di Macron di trasformare ogni dossier in un punto di divisione tra l’America e noi.