"Chi fa il crimine non pensa mai di aver fatto del male": questa è forse una verità assoluta, ma comunque una delle frasi chiave di 'Elisa' di Leonardo Di Costanzo, film passato oggi in concorso per l'Italia alla Mostra Internazionale D'Arte Cinematografica di Venezia.

Dentro quest'opera, per certi versi filosofica e psicoanalitica, le mille ragioni del colpevole, del delitto viste al microscopio.

E anche e soprattutto la rimozione, il non ricordo.

È il caso di Elisa (Barbara Ronchi), trentacinquenne in carcere da dieci perché condannata per aver ucciso, senza motivi apparenti, la sorella maggiore e poi con grande crudeltà bruciato il cadavere.

Ora la donna sostiene di ricordare poco o niente del delitto, come se avesse alzato un velo di silenzio tra sé e il passato, ma quando decide di incontrare nella sua 'casa di semilibertà' il criminologo Alaoui (Roschdy Zem) e partecipare alle sue ricerche, qualcosa si sblocca. Attraverso questi incontri, grazie ai puntuali dialoghi degli sceneggiatori (Di Costanzo, Bruno Oliviero e Valia Santella), i ricordi di Elisa iniziano a prendere forma e per la prima volta la donna intravede il primo passo di una possibile redenzione.