Chiamatela, se volete, la rivincita delle centrali a gas. Uno degli asset più bistrattati negli ultimi anni potrebbe vivere una seconda giovinezza grazie al boom dei data center, che impongono alle reti un fabbisogno di energia senza soluzione di continuità, 24 ore su 24, sette giorni su sette. E chi riesce garantire una fornitura di queste genere, che gli addetti ai lavori chiamano “baseload”? Le rinnovabili possono fare metà del lavoro, ma l’altra parte della soluzione – quando le pale eoliche si fermano o il sole scompare – è rappresentata da due strade: centrali a gas o nucleare. Che per l’Italia, se si vuole ragionare nel breve periodo, si riduce a una, i cicli combinati ad alta efficienza, di cui il Paese è ricco con sei nuove centrali, tra presente e futuro, per quasi 5 GW, largo circa quanto il nucleare spagnolo. E con il recupero del calore disperso dai data center che abbasserebbe in maniera rilevante il saldo finale di anidride carbonica. Certo, rispetto all’atomo le differenze in termine di emissioni restano, ma in Italia la tabella di marcia sugli Small Modular Reactor, potenzialmente ideali per alimentare un data center, proietta questa soluzione a metà degli anni Trenta, mentre il nucleare di quarta generazione, senza fare nomi, è considerabile alla stregua di una start up e potrebbe vedere i suoi primi frutti solo nel decennio successivo.
Data center, per sostenere lo sviluppo rispuntano le centrali a gas
Il focus è sulle rinnovabili ma per queste infrastrutture serve una fornitura di elettricità continua e i cicli combinati più efficienti possono garantirla con emissioni contenute







