Decarbonizzare le città, e in generale il comparto residenziale, recuperando il calore di scarto dei data center che altrimenti andrebbe disperso ed evitando così che le abitazioni producano CO2 per soddisfare le proprie esigenze. Secondo gli esperti si tratta di una delle leve più promettenti, a livello sistemico, per sfruttare lo sviluppo di queste infrastrutture in un’ottica di sistema, di circolarità e di transizione green, con una pianificazione sinergica tra sviluppo digitale e strategie energetiche.

I calcoli dello studio di A2A e TEHA dicono che, nel miglior scenario, si potrebbero recuperare fino a 9,5 TWh annui di energia termica dai data center collocati in prossimità di reti di teleriscaldamento esistenti o pianificate. Una quantità sufficiente per coprire il fabbisogno termico annuo di circa 800.000 famiglie — di cui oltre 530.000 nella sola Città Metropolitana di Milano — contribuendo a evitare ogni anno fino a 2 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti. Un risultato, quest’ultimo, che può essere tradotto in altri due numeri, forse più divulgativi: rappresenta il 5% delle attuali emissioni dirette del comparto residenziale italiano, ma equivale anche al risultato che si otterrebbe installando 2,3 milioni di pompe di calore (ovvero il 55% del parco complessivo al 2024).