«Non riesco nemmeno a guardare le vetrine: è dolorosissimo». Seduta a terra sul marciapiede di via Manzoni, Ludovica stringe il guinzaglio del suo barboncino color tabacco. La voce rotta, le spalle che tremano irregolari, a scatti. Il viso nascosto nella piega del gomito. Indossa morbidi mocassini color ghiaccio, pantaloni ampi greige, una blusa di seta. «Sono arrivata prima che potevo»: si ferma un’amica, quasi una gemella. Stesso cane, medesimo portamento. Gonna a scacchi bianca e nera, un fiocco di raso appuntato al collo. Si piega, si lascia cadere accanto a lei, la stringe. Piangono insieme.