Il buio è quasi totale, rotto solo dalla luce tremolante di una distesa di lanterne, come un firmamento di stelle capovolte. Al centro, vegliata da due Corazzieri in alta uniforme, una semplice bara in legno chiaro, ornata da un unico mazzo di rose bianche. L’aria è densa di commozione, amplificata da un silenzio denso e rispettoso in cui risuonano le struggenti note del pianoforte di Ludovico Einaudi. Sullo sfondo, la sua foto e le parole scelte come testamento: “Il segno che spero di lasciare è fatto di impegno, rispetto e attenzione per le persone e per la realtà. È da lì che tutto comincia”. L’Armani/Teatro di via Bergognone, il cubo di cemento e luce progettato per lui dall’architetto Tadao Ando, che tante volte ha ospitato le sue sfilate – le ultime dedicate all’uomo, solo lo scorso giugno – accoglie oggi la camera ardente di Giorgio Armani, e Milano risponde con un abbraccio commosso e silenzioso.

Fin dalle prime ore del mattino, ben prima dell’apertura delle 9, un fiume di persone si è messo in coda, composto e silenzioso. Non solo il mondo che ha vestito e ispirato, ma la sua Milano: gente comune di ogni età, famiglie con bambini, anziani, giovani, tutti uniti dal desiderio di rendere omaggio all’uomo che ha definito l’eleganza e ha fatto tanto per la loro città. Poco dopo l’apertura, è iniziato il pellegrinaggio di amici e personalità. I primi a entrare sono stati John Elkann con la moglie Lavinia Borromeo, seguiti dal sindaco di Milano Beppe Sala, dal presidente di Camera Moda Carlo Capasa e quello del Coni Luciano Buonfiglio. E poi una Donatella Versace visibilmente commossa, con un mazzo di rose bianche, i registi Giuseppe Tornatore e Gabriele Salvatores, l’ex modella da lui scoperta Valeria Mazza, e tanti altri volti noti, tutti uniti in un dolore composto, quasi a voler onorare quel rigore che era la sua firma. “Composti come avrebbe voluto lui”, mormora qualcuno in fila.