Composta e rigorosa, come sarebbe piaciuto a lui, ma anche molto commossa, Milano oggi si è messa in coda davanti all'Armani/Teatro per l'addio all'uomo simbolo del made in Italy.

Centinaia e centinaia i milanesi - oltre 6.000 a fine giornata - che hanno silenziosamente atteso di accedere alla camera ardente, così come i dipendenti, in una fila dedicata.

"Pensavamo che questo giorno non sarebbe mai arrivato" ha ammesso uno di loro, interpretando il sentire di tutti. Una sensazione che si è fatta palpabile entrando nel teatro, invaso da decine e decine di mazzi di fiori bianchi con cui i dipendenti, e non solo, hanno voluto salutare re Giorgio. Nella sala che solitamente ospita le sfilate, un ritratto dello stilista accompagnato dalla frase-epitaffio: "Il segno che spero di lasciare è fatto di impegno, rispetto e attenzione per le persone e per la realtà. È da lì che tutto comincia". Per terra, centinaia di lanterne di carta illuminate dalla luce fioca delle candele, nell'aria l'inconfondibile profumo di incenso che caratterizza ogni spazio Armani, accompagnato dalle note di Ludovico Einaudi. Semplice la bara, sormontata da un mazzo di rose bianche, affiancata da un picchetto d'onore dei carabinieri e dal gonfalone del Comune listato a lutto. Su un tavolino, una lastra d'alabastro con un crocifisso in bassorilievo. In sala, lo storico braccio destro di Armani Leo Dell'Orco e il nipote Andrea Camerana.