In via Borgonuovo le bandiere sono a mezz'asta e i giornalisti assiepati davanti alla sua abitazione parlano sottovoce in segno di rispetto.

È una Milano addolorata quella che si prepara a dare l'ultimo saluto a Giorgio Armani. Sabato all'Armani/Teatro, dalle 9, sarà allestita la camera ardente; lunedì, giorno dei funerali che si svolgeranno in forma privata, sarà invece lutto cittadino per chi, nato a Piacenza 91 anni fa, ha saputo più di altri interpretare la milanesità per portarla in tutto il mondo. È lì, tra le vie più eleganti del centro, che il re della moda ha trascorso lavorando, come fatto sin da giovanissimo, gli ultimi giorni della sua lunga esistenza, "dedicandosi all'azienda, alle collezioni, ai diversi e sempre nuovi progetti in essere e in divenire".

Ed è sempre lì che oggi il Signor Armani, come è sempre stato chiamato con rispetto e ammirazione dai collaboratori, "si è spento serenamente, circondato dai suoi cari", dicono in una nota i dipendenti e la sua famiglia, che nel tardo pomeriggio ha ricevuto la visita del parroco della vicina chiesa per una preghiera e una benedizione.

Se è vero, come sosteneva lo stilista, che "l'eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare", Armani resterà a lungo nella memoria dei milanesi. Quelli che lo salutavano quando, ancora pochi anni fa, sistemava i manichini delle sue vetrine e lui ricambiava con un sorriso cortese. "Era un uomo pieno di talento e di interessi, capace di portare nelle sue creazioni lo stile sobrio ed elegante della sua personalità, misurato, mai eccessivo", sottolinea il sindaco del capoluogo lombardo, Giuseppe Sala, secondo cui "a Milano mancheranno il suo sguardo creativo, la sua partecipazione attiva e il suo sostegno alla vita della nostra città".