BRUGNERA/SACILE (PORDENONE) - Era 10 anni fa, il 14 settembre, quando ci fu la rapina in villa Polesello a Sacile. In quel caso il commando di banditi entrò in azione di prima mattina alle 7 e non risparmiò nessuno dalla furia violenta. Martedì sera quando la notizia della rapina a Sofia Polesello è arrivata allo zio Giovanni Polesello, che con figlia moglie e nipote ha vissuto sulla sua pelle una rapina si è rinnovato quel dolore. E ieri chiusa nella sua casa di via Gasparotto la moglie Gabriella non se l'è sentita di commentare l'accaduto: «Cosa vuole che raccontiamo di nuovo tutto quel dolore?». Poi dalla finestra si limita a segnalare di quanta insicurezza percepita ci sia anche nella centralissima Sacile.
Quella mattina del 14 settembre 2015 sette banditi con il volto coperto da passamontagna, armati di pistole e coltelli, fecero irruzione nella villa dell'imprenditore mobiliero Giovanni Polesello, che si affaccia sul fiume Livenza in centro storico. A casa c'erano anche la moglie, la figlia e la nipotina di tre anni, mentre il genero era appena uscito per andare al lavoro. I rapinatori legarono e imbavagliato la famiglia, senza risparmiare la piccola. Poi con minacce fortunatamente solo verbali, si fecero aprire la cassaforte dalla quale presero gioielli e soldi e, solo dopo aver avuto la certezza che non ce n'era una seconda, fuggirono a bordo di un'Audi Q7 (un suv) di proprietà dell'industriale, parcheggiata nel giardino della villa. L'auto venne ritrovata lungo la A28, poco dopo l'ingresso di Sacile Ovest, in direzione Portogruaro. Una rapina studiata nei minimi particolari, visto che i banditi attesero la disattivazione del sistema d'allarme.







