Terzo film italiano in gara, lasciando una discreta soddisfazione, ma soprattutto arriva il film più atteso, dove si parla di Gaza e di una bambina in un’auto.

“Duse” di Pietro Marcello è un film dalla lunga gestazione. Se ne parlava già l’anno scorso, poi non è apparso quest’anno né a Berlino, né a Cannes e finalmente trova posto alla Mostra, dove è in Concorso. Se il cammino è stato tribolato, il risultato finale è però decisamente accettabile.

Biopic di una delle più leggendarie attrici italiane (di lei non esiste quasi materiale d’archivio), si snoda tra la fine della Grande Guerra e l’ascesa al potere del fascismo, mentre la divina era già in fase di tramonto, ma cocciutamente desiderosa di tornare sul palcoscenico. La salute sempre più cagionevole e una pesante situazione finanziaria le fanno capire che la sopravvivenza passa nel ritornare a recitare, sfidando gli inevitabili segni del tempo e del declino.

Marcello insegue questa spiccata personalità con uno stile classico, elaborato e giudizioso nella distanza melodrammatica anche di un’epoca in tragica trasformazione, dove la Duse passa in rassegna tutto il Potere nascente, Mussolini in primis e, a maggior ragione, il suo prediletto D’Annunzio, senza dimenticare di interferire la narrazione con filmati d’epoca (il corpo del Milite Ignoto che attraversa in treno l’Italia verso Roma), con la sua consueta sensibilità da archivista.