Tra i film in concorso all’imminente Mostra del Cinema di Venezia uno dei più attesi è senz’altro «Duse», diretto da Pietro Marcello e interpretato da Valeria Bruni Tedeschi. In sala dal prossimo 18 settembre, la pellicola si annuncia vibrante ritratto di un’attrice che costruì e decostruì il proprio mito entrando e uscendo dalla leggenda. Sfogliando vecchie riviste di settore, il nome della Duse appare di continuo. Circondato di infiorettature e leggende, materia di racconto vero o quasi vero, argomento di citazioni proverbiali, di aforismi memorabili. La Duse. Lei per prima consapevole di vivere al centro di un’aura magica, sotto la luce di un faro luminoso che la seguiva costantemente e non la rivelava mai del tutto. La sua figura tendeva di fatto a una sistematica, tutta artistica mistificazione. Di più la Duse si svelava nelle sue annotazioni: «riflettendo alle lettere che ho scritto, mi domando quale valore di sincerità si ha il diritto di esigere negli epistolari dei grandi uomini». Borbottava scontenta: «mi si fan dire sempre le stesse storie a gente diversa […] io non ho più tempo ad “apostolare”. In fin dei fini gli apostoli non salvano né capra né cavoli». Lucida osservatrice del sistema nel quale doveva muoversi, Eleonora Duse non esitava a esprimere il proprio pensiero: «noi attori siamo obbligati di essere artisti a ore fisse», mentre «certi giorni, nella mia camera di albergo, mi piglia un tal desiderio dell’arte mia che mi vien voglia di suonare il campanello e di chiamare il maître d’hôtel, i forestieri, tutti gli ospiti, per formarmi di urgenza un pubblico e recitare. Invece devo aspettare che sia venuta l’ora fissata». Padrona della scena, avvertiva potente il richiamo a un’antica tradizione improvvisativa e arrivava a diffidare delle prove nel timore che annacquassero l’emozione. Così rimbeccava un collega pedante che insisteva per procedere battuta per battuta: « Ma si cheti, brontolone».
Eleonora Duse, il gran ritorno
Molto atteso a Venezia il film di Pietro Marcello con Valeria Bruni Tedeschi nel ruolo della «Divina»
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