La prova più grande della carriera di Valeria Bruni Tedeschi? Non è facile dirlo, vista la filmografia dell’attrice torinese, naturalizzata francese, e i tanti ruoli importanti che ha interpretato, ma nei panni di Eleonora Duse si è davvero superata.

Tra i film più attesi del concorso veneziano, “Duse” è il quarto lungometraggio di finzione di Pietro Marcello, regista che aveva iniziato la sua carriera firmando interessantissimi documentari come “Il passaggio della linea” e “La bocca del lupo”.

Tre anni dopo “Le vele scarlatte”, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, Marcello è tornato dietro la macchina da presa per raccontare la Divina, una delle più celebri attrici della storia del teatro.

Il film si concentra sugli ultimi anni di vita di Eleonora Duse che, nei tempi tra la Grande Guerra e l’ascesa del fascismo, sente un richiamo più forte di ogni rassegnazione e torna lì dove la sua vita è iniziata: sul palcoscenico.

Non è solo il desiderio di recitare a muoverla, ma un’urgenza profonda: la necessità di riaffermare sé stessa in un mondo che cambia inesorabilmente e che minaccia di toglierle tutto, persino l’indipendenza che ha conquistato con il lavoro di una vita intera.