Buona l’accoglienza del pubblico per “Duse“, film di Pietro Marcello in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Per la pellicola in cui Valeria Bruni Tedeschi interpreta Eleonora Duse, prima grande diva del cinema italiano, 11 minuti di applausi ed emozione da parte del cast presente in sala.

In conferenza stampa la Bruni Tedeschi ha spiegato il lungo lavoro per calarsi nei panni della diva del cinema e questo ha richiesto un grande lavoro, anche mentale: “Ho chiesto a Eleonora di accompagnarmi, di starmi vicina, di volermi bene. È un lavoro che faccio spesso con i morti. Ho chiamato anche la mia coach, scomparsa quindici anni fa. Ho avuto bisogno del loro aiuto. Organizzavo delle riunioni nella mia stanza con lei. Non volevo imitarla, ma diventare sua amica, trovare una connessione intima. Lei piangeva, io piango. In un mondo che celebra solo i vincenti, mi sembrava importante raccontare la sua fragilità”.

La Bruni Tedeschi ha lavorato molto sul metodo Strasberg: “Quando ero giovane avevo una coach, Geraldine, che ci parlava molto della Duse e mi sono dunque molto riconnessa con lei. All’Actor Studio c’è un’enorme foto di lei. Era un’attrice che cercava la verità e io ho cercato di diventare una sua amica. Ho lavorato leggendo l’autobiografia di William Weaver e le lettere che scrisse a sua figlia Enrichetta (ndr. qui interpretata da Noémie Merlant), che sono un tesoro di scrittura. Lei amava moltissimo sua figlia, ma non riusciva a esprimere questo suo amore”.