I dati sull’occupazione diffusi dall’Istat sono apparentemente positivi: il tasso di disoccupazione è sceso al 6%, il minimo storico dal 2007 (l’anno prima della crisi finanziaria globale che ha segnato un crollo economico dell’Italia, da allora rimasta indietro rispetto agli altri Paesi industrializzati) e meglio della media dell'Eurozona (6,2%). A luglio si sono registrati tredicimila occupati in più rispetto a giugno e 218 mila in più rispetto a un anno fa e sono aumentati i dipendenti a tempo indeterminato. Gli occupati sono arrivati a 24,2 milioni, un massimo storico. La premier Giorgia Meloni l’ha rivendicato subito come un successo del suo governo: «Numeri incoraggianti, che confermano l'efficacia delle misure messe in campo e ci spingono a proseguire con determinazione su questa strada: più opportunità, più lavoro, più crescita per l'Italia» ha scritto in un post sui social, che come tale non prevede contraddittorio.
L’Italia degli stipendi «minimi»: un lavoratore su quattro arriva a stento a mille euro al mese
L’aumento degli occupati ha più a che fare con la riforma delle pensioni (che ha rimandato per molti il momento di lasciare il lavoro) e con la diminuzione dei giovani che con la salute del mercato del lavoro












